Washington dal cielo/Washington from the Air

Washington dal cielo/Washington from the Air

Edizioni White Star 2003

Uno sguardo dal cielo è il primo regalo di sé che Washington fa ai visitatori che atterrano all'aeroporto Ronald Reagan e, di colpo, scoprono il classicismo evocativo della capitale degli Stati Uniti. Una città di proporzioni armoniose, distesa orizzontalmente tra i prati e boschi che lambiscono il Potomac e l'Anacostia, dove spazi e geometrie ruotano intorno ai bianchi simboli di democrazia e libertà e niente può superare in altezza l'obelisco del Washington Monument e la cupola di Capitol Hill. Urbe artificiale, frutto di un compromesso politico tra i Padri Fondatori e poi sviluppata con l'ambizione di rappresentare la grandezza e la potenza dell'America e dei suoi ideali.

Città di luce abbagliante e cieli azzurri, negli autunni dal fogliame multicolore, negli inverni di frequenti nevicate e nelle giornate di primavera pennellate di rosa, quando ciliegi e azalee in fiore ingaggiano l'eterna gara per resistere un'alba in più alle ripetute piogge. Il viaggio fotografico di Washington dal Cielo è un pellegrinaggio dall'alto tra le icone della patria e del potere, il Campidoglio, la Casa Bianca e il Mall, la spianata delle marce e delle dimostrazioni, dove abita l'eco del sogno di Martin Luther King e delle proteste contro la guerra in Vietnam. Ma la capitale degli Stati Uniti è anche una città abitata da gente vera, che vive e lavora nei quartieri della metropoli: dal cuore antico del villaggio di Georgetown, un tempo porto del commercio di tabacco, con le townhouses della media borghesia e le eleganti dimore signorili dei primi ricchi della capitale, a Downtown, con gli uffici di istituzioni e studi legali, le strade dei locali notturni dove ancora s'avverte il ritmo delle note del jazz di Duke Ellington. Prima città ad avere abolito la schiavitù, Washington ha sempre voluto essere d'esempio all'America. E questo anelito si vede nelle straordinarie immagini riprese dal cielo.



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"Dovevi farlo per lei. Non l’hai fatto. L’ho fatto io"